XX° edizione - dal 28 ottobre al 26 novembre 2017

Storia

Gli Etruschi

In Umbria la coltivazione dell’ulivo è tra le più antiche d’Italia, dato che i primi a curare questa pianta fruttifera furono gli Etruschi. Una delle più potenti città dell’Etruria, l’antica Volsinio, oggi Orvieto, ricavò la sua ricchezza e prosperità proprio dalla produzione agricola, compreso il commercio dell’olio.

I Romani

Già nel primo secolo a.C. l’olio era tra le più rilevanti produzioni agricole dell’Umbria. Attivissimo ‘porto dell’olio’ era Otricoli, posta in un’antica e ampia ansa del fiume Tevere poi interratasi per il deviare del corso di quel fiume. Da lì l’olio raggiungeva la Capitale, ove l’olio umbro veniva considerato tra i più pregiati: i buongustai lo preferivano a quello di produzione iberica e dalmata. Con il crescere della civiltà romana veniva incentivata la coltivazione: molti patrizi scelsero infatti questa regione per le loro ville di campagna; innumerevoli reperti, come i dolii (tipici contenitori romani) e orli di grossi ziri furono ritrovati in prossimità delle ville romane, nella zona tra il Tevere e il Nera, a testimonianza di un consumo molto diffuso. Reparti si possono ammirare anche in molti dei numerosi musei delle città umbre, ad esempio quello custodito nella sala del Consiglio Comunale di Città di Castello: un frammento di dolio marcato da un bollo rettangolare che ne conferma l’antica storia.
A Narni, sotto l’abbazia di Santo Stefano, è stato ritrovato un vaso con una scritta incorniciata entro rami d’ulivo. Presso Trevi, in località Borgo, è venuto alla luce un intero frantoio, costruito in pietra arenaria, dotato di un enorme dolio interrato, appunto per l’ottima conservazione dell’olio, allora privilegio pressoché esclusivo dei ceti abbienti.
Ad Orvieto, visitando le cavità che si aprono sotto la rupe di tufo vulcanico (sono più o meno un migliaio), alla n°536, nei pressi della chiesa di San Francesco, lungo una delle balze terrazzate che portano al margine meridionale della rupe, si nasconde, ancora in profondità, un frantoio, chiamato ‘mulino di Santa Chiara’ che ha spremuto le olive dal tempo degli Etruschi fino al secolo XVII d.C. Forse non era l’unico della zona ma il solo ad essere stato scoperto e reso accessibile ai visitatori. Le enormi macine in basalto, i ripostigli usati per le olive, le vasche, le stelle per gli animali, che probabilmente dovevamo fornire l’energia motrice alle mole, testimoniano di un insediamento produttivo a carattere semi-industriale.

Il Medioevo

Le invasioni barbariche pongono fine agli scambi e sono con ogni probabilità responsabili del lento abbandono della pianta dell’ulivo e del suo inselvatichimento. In epoca medievale, con l’estendersi del latifondo e della grande proprietà ecclesiastica, compaiono i primi obblighi per i coloni e gli affittuari di impiantare ogni anno un certo numero di ulivi e di innestarne altrettanti. La ripresa comincia.
Il Rinascimento

Nel ‘500 si susseguono i trattati nei quali l’olio umbro viene lodato: il bolognese Leandro Alberti pubblica nel 1577 una ‘Descrittione di tutta l’Italia et isole pertinenti ad essa’. Ecco i passi riguardanti l’Umbria.
Di Perugia si dice che ‘ella è posta sopra il colle dell’Appennino, Havendone la maggior parte del suo territorio ameni, dilettevoli, et fruttiferi colli, dai quali si traeno buoni vini, olio, fiche, pomi et altri saporiti’.
Di Spoleto:’ Veggonsi da ogni lato della via Flaminia per questa bella pianura fruttiferi capi ornati di diversi ordini di alberi dalle viti accompagnati, con molti ruscelletti di chiare acque. Et non meno scorgesi gran moltitudine di mandorli, et olivi, ove nel tempo del verno gran numero de ‘tordi si pigliano, che scendono dai monti a cercare l’olivo per loro cibo…Ella si può annoverare tra i belli, et fruttiferi d’Italia’. Ancora di Spoleto: ‘quivi ritrovansi copiosamente gran vino, olio, mandorle et altri frutti’. Sul cammino per Terni annota: ‘Da Spoleto adunque camminando lungo la via Flaminia entrasi nella Valle di Strettura tutta sassosa, posta tra altissime rupi. Nel cui fine vicino a Terno, da 4 miglia ritrovasi salve di olivi, con vigne et altri fruttiferi alberi’.
La Valnerina: ‘Produce altresì detto paese (o sia di piano, o de’ colli) buoni, et saporiti frutti con vino di ogni maniera, cioè vernacce, moscatelli austeri, et mediocri, con grande abbondanza d’olio’.
Le terre di Castel Todino e di Sangemini:’ E’ il circostante paese molto bello, et vago da vedere, che sono tutti colli pieni di viti, oliva, fichi, et d’altri frutti’.
Amelia infine:’ Ha buono et fertile territorio, posto sopra gli amenti colli, ornati di viti et dì fruttiferi alberi, et si cava grano, vino, olivo et altre cose necessarie per il vivere dei mortali’.